Lavorazione

La struttura minima per la lavorazione del vetro in una fornace è detta piazza. Il personale della piazza è oggi composto da un maestro, un servente, un serventin e un garzone. Un tempo tra la qualifica di maestro e quella di servente ne esisteva una ulteriore, oggi scomparsa, detta di maestro “fuori piazza”: erano tirocinanti che lavoravano per impratichirsi del difficile lavoro di maestro vetraio. La prima importante operazione nella lavorazione del vetro è la pesatura delle materie prime. Sbagliare le proporzioni può pregiudicare completamente la composizione del vetro. Una volta pesate, le sostanze vengono introdotte nella betoniera ed amalgamate. L’impasto ottenuto viene messo dentro dei crogioli. Ogni crogiolo contiene un’amalgama di colore diverso, che si ottiene aggiungendo alla composizione originale delle sostanze coloranti. I forni oggi utilizzati sono a un crogiolo, della capacità massima di circa mille chili. Il crogiolo è posizionato su un piano sopraelevato, detto banco, che divide la camera fusoria dal sottostante focolare ed è munito di un’apertura circolare, detta occhio, per il passaggio delle fiamme destinate a investire il crogiolo medesimo.

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Nei muri della fornace sono presenti delle aperture, dette bocche, munite di sportellini che vengono mantenuti chiusi durante la fusione. Dinanzi a ogni bocca vi è una lastra di pietra, detta asio, che ha la funzione di ripiano di appoggio. Chi vi lavora viene protetto dal calore mediante una pietra refrattaria rivestita da un tavola di legno, munita di uncini sporgenti per l’appoggio della canna durante la lavorazione. I forni utilizzati per la fusione dell’amalgama sono alimentati a metano, che ha da tempo sostituito l’olio combustibile. La fusione avviene a 1400° C e la durata di tale operazione è di nove ore. La miscela viene caricata nel crogiolo alle 17 alla temperatura di 1250° C. Finite le cariche il forno viene portato a 1400° C per l’operazione di affinaggio, che ha lo scopo di eliminare le bolle di gas che escono dal liquido. Questa operazione ha termine alle 2. La temperatura viene abbassata a 1000° C, perché il vetro non sia troppo liquido per essere prelevato.

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Alle 7 il vetro è pronto e caratterizzato dalla consistenza giusta per essere lavorato. Una volta ottenuta la massa vetrosa il serventin, utilizzando una canna da soffio in ferro preleva un grumo di pasta incandescente. Il grumo di pasta viene premuto e rotolato sopra una lastra di ferro, un tempo di marmo, detta bronzin, per dargli una certa compattezza e omogeneità.

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Si procede poi a soffiare nel bolo di vetro ancora massiccio il primo alito e si ottiene così un palloncino, detto colletto. Il colletto viene passato allora sul bronzin per dargli il necessario asse di simmetria e viene lasciato raffreddare quel tanto che consente di togliere dal forno un’altra massa e di conglobarla alla prima. Poi, ripetuto più volte questo processo, il colletto viene passato al servente che lo porta alla grandezza desiderata. Il pallone così ottenuto, passato al maestro, viene lavorato mediante diverse tecniche per la produzione vera e propria dell’oggetto di vetro. Durante la lavorazione degli oggetti questi devono essere posti in forno più volte, affinché la temperatura non scenda e il vetro non possa essere più lavorato. L’oggetto può rimanere fuori dal forno per essere lavorato non più di qualche minuto, e l’abilità del maestro consiste nel realizzare le più svariate forme in così poco tempo. Una volta finiti, gli oggetti vengono posti in forni di raffreddamento. Qui si passa da una temperatura di circa 520° C a quella ambiente.

lavorazione pagliaccio vetro di murano